Redazione

C’è un tratto di Friuli che vive di concretezza: capannoni che si sono trasformati in imprese solide, famiglie che hanno costruito lavoro e fiducia giorno dopo giorno. In questo paesaggio economico, Vivo Friuli-Venezia Giulia Spa è una delle storie che meglio raccontano la capacità del territorio di
crescere senza perdere le radici. Tutto comincia nel 1976, quando Mario Brendolan, imprenditore
vicentino, apre a Casanova di Martignacco un punto vendita all’ingrosso in un Friuli ancora segnato dal terremoto. Non era il momento più semplice per iniziare, ma la determinazione del fondatore e la qualità dell’offerta convinsero presto ristoratori, negozianti e professionisti della zona. Negli anni successivi entra in azienda il figlio Gianpaolo, che imprime una svolta decisiva: ampliamenti, modernizzazione, nuove sedi, un assortimento sempre più vasto. La loro visione, fatta di pragmatismo e lavoro quotidiano, diventa il marchio di fabbrica dell’impresa. Dopo la scomparsa di Gianpaolo nel 2008 e quella di Mario
nel 2010, la guida passa a Giuliano Brendolan, che consolida l’eredità familiare e accompagna Vivo Friuli verso una nuova fase: digitalizzazione dei servizi, ampliamento della rete, investimenti costanti. Oggi l’azienda conta sei sedi tra Friuli e Veneto, oltre 25.000 metri quadrati di superficie e più di 15.000 articoli disponibili, con un fatturato che sfiora i 70 milioni di euro. Ma i numeri, da soli, non raccontano tutto. Vivo Friuli è soprattutto un luogo dove il territorio si incontra: ristoratori che scelgono prodotti per il menù del giorno, piccoli negozi che riforniscono gli scaffali, professionisti che trovano un servizio
rapido e affidabile. Un ingrosso che è diventato parte della vita economica friulana, capace di evolversi senza perdere la sua anima originaria: quella di un’impresa nata dalla volontà di costruire, crescere e restare vicina alla comunità.

Mario Brendolan: cronache semiserie di un pioniere del commercio friulano.
C’è chi inaugura un’azienda con un piano industriale, e chi invece la avvia con una testata sul tavolo. Mario Brendolan apparteneva fieramente alla seconda categoria. Quando arrivò in Friuli, nel pieno del
post‑terremoto, il nuovo magazzino VIVO era pronto, rifornito, competitivo… e desolatamente vuoto. La diffidenza locale, in quegli anni, era più dura del cemento armato usato
per ricostruire case e paesi.
Fu allora che un rappresentante gli suggerì una mossa degna di un romanzo d’avventura: presentarsi alla
riunione mensile di un noto movimento autonomista, nel tempio della socialità friulana che era il ristorante Al Sole dei Sacher. Mario Brendolan entrò con il suo italiano un po’ veneto, il sorriso largo e la convinzione che la simpatia potesse valere quanto un listino prezzi. La serata si trasformò in un rito iniziatico: promesse scandite da testate sul tavolo, vino che scorreva come un fiume in piena, e quella diffidenza che, bicchiere dopo bicchiere, si scioglieva come burro in padella. Il giorno dopo il magazzino iniziò a riempirsi. I Sacher, da scettici, divennero clienti affezionati. Il passaparola fece il resto.
Marketing territoriale, versione “anni rudi”.
Ma l’epopea non finisce qui. Una sera, Mario Brendolan caricò in auto la merce urgente per un bar di Codroipo e sfrecciò lungo la Pontebbana come se avesse un jet nel bagagliaio. A tre chilometri da Rivolto, i Carabinieri lo fermarono. L’appuntato, severo, chiese: “Lei vola o va in auto.” Stava già scrivendo la multa quando Brendolan, con un guizzo da commedia all’italiana, rispose che stava rientrando alla base per l’appello serale e che poi doveva correre a Udine perché la moglie stava partorendo. Carta
e penna rientrarono nel taschino. E la consegna arrivò puntuale. Customer care, ma con fantasia.

Infine, il celebre episodio delle costole incrinate. Mario Brendolan aveva l’abitudine di testare la “schiena da lavoratore” dei rappresentanti con una pacca vigorosa. Finché il gracile Pettenon di Padova si ritrovò con due costole incrinate. Al Pronto Soccorso, interrogato dal medico, dichiarò di essere “caduto accidentalmente”. Da quel giorno, le pacche furono sospese. Per lui, almeno. Tre aneddoti che raccontano un mondo dove si rideva, si scherzava, ci si prendeva in giro senza offendersi. Un
mondo di pionieri del commercio, dove Mario Brendolan non solo lavorava: ci stava proprio a pennello.