Selina Degrassi

“Ecco la mia moscardina! “– Così diceva mio nonno Rino mentre mi abbracciava!
Mai avrei pensato di essere paragonata ad una piccola, simpatica e veloce seppiolina dal gusto decisamente delicato e dal portamento molto fashion! Un modo affettuoso per dirmi che fossi molto vivace, irrequieta, sveglia, un tipo insomma “peperino” che non stava mai fermo (non che adesso sia molto diverso). Con il termine “moscardino”, soprattutto nel gergo Triestino, si descrive una personalità bonaria, vivace, furba ed un po’ dispettosa ma anche un tipico mollusco, agile ed elegante, capace di superare le avversità, con grande adattabilità e previdenza. Inaspettatamente, un giorno in pescheria, chi vedo? …i moscardini… dovevo assolutamente scoprire il loro gusto.
L’Eledone moschata, appartenente alla Famiglia delle Octopodidae, più minuta del polpo comune, deve il suo nome al caratteristico odore che emana quando viene pescata, molto simile al profumo del muschio. Per questo motivo viene chiamata polpo muschiato. Già nell’antica Roma questo termine indicava una pasticca (o pomata) a base di muschio per l’igiene della persona che veniva sciolta in bocca per profumare l’alito.
Ma questo simpatico termine racchiude in sè diverse sfumature affascinanti. Sì, il moscardino è molto fashion perché l’espressione “eleganza del moscardino” fa riferimento ai Moscardini (o Muscadins), i giovani aristocratici controrivoluzionari parigini della fine del Settecento noti per l’abbigliamento stravagante e raffinato, considerati una vera e propria moda letteraria dell’epoca del Dandismo, nato ad inizio ‘800 in Inghilterra e Francia, che disprezzava la mediocrità borghese esaltando l’individualismo, usando grandi quantità sia di profumi che di ciprie al muschio, all’epoca aromi molto ricercati. Questo movimento ha condizionato la letteratura europea dell’Ottocento e del Novecento, portando l’eleganza estetica e la cura maniacale del dettaglio al centro della poetica letteraria, da Oscar Wilde a Charles Baudelaire, fino a Gabriele d’Annunzio, in cui l’abbigliamento divenne un mezzo per comunicare superiorità intellettuale, intriso da ironico distacco e raffinatezza.
Il motto “Sei un moscardino” assume così un duplice e simpatico significato: una persona molto elegante, curata nei minimi dettagli nel modo di vestire, di fare, vanitosa ed amante del lusso ma anche una personalità vivace ed irrequieta, tuttavia capace di superare le diverse difficoltà, proprio come il portamento di questa seppiolina. Il moscardino – fashion è presente anche al MOMA di New York con un cucchiaio-forchetta in plastica o di metallo, disegnata dai design Iacchetti e Ragni per l’azienda Alessi.
Eccoci alla Ricetta… furba con procedimento veloce… Proprio come questo bizzarro mollusco fashion…  e per questa esplosione di colori, l’ho chiamato Arlecchino.

INGREDIENTI per 4 PERSONE
320 g di fregola sarda
5 arance arance bio
8 moscardini
8 mazzancolle
2 cipolle di Tropea
½ Litro di Prosecco
2 spicchi di aglio
15/20 pomodorini
Bottarga qb
Prezzemolo qb
Basilico qb
Pepe rosa qb.
Sale
Pepe

PROCEDIMENTO
Mettete a bollire tutto assieme 200 ml di acqua con 200 ml di prosecco ed il succo di 2 arance.
Unite la ferula e fate cuocere per circa 7 minuti.
Nel frattempo, pulite e tagliate i moscardini lasciando i tentali lunghi da parte che aggiungerete in fase di ultimazione alla cottura; pulite le mazzancolle privandole del loro carapace e del loro intestino.
In una casseruola fate soffriggere lo spicchio d’aglio con l’olio e poi aggiungert il pesce.
Rosolate ed aggiungete un po’ di prosecco.
Unite la fregola, i pomodorini, la cipolla di Tropea, il succo delle arance e le erbe aromatiche, bagnate con il restante prosecco e cuocere per altri tre minuti.
All’interno di un coppapasta, disponete le sottili fettine di arancia e spolveratele con  un po’ di bottarga, qualche foglia di menta ed un filo d’olio.
Cospargete in modo omogeneo la fregola ed ultimate decorando con le mazzancolle e gli eleganti e raffinati tentacoli del moscardino.
Decorate con la scorza d’arancia, un po’ di prezzemolo e qualche goccia d’olio.

Vi auguro Buon Appetito ma … sempre con una poesia, dedicata da una nipote al proprio nonno, ricordandolo sempre.

Le tue mani nel tempo
“Le tue mani grandi e segnate dal tempo custodiscono storie di un mondo lontano. In ogni ruga, un dolce insegnamento, in ogni tuo passo, un porto sicuro e umano. Mi hai preso per mano fin da bambina, un faro paziente nel mio cammino. Il tuo sorriso splende ogni mattina, scaldando il cuore, ogni qual volta ti sono vicino. Non servono parole per farci capire, ci basta uno sguardo, una risata sincera. Sei il mio rifugio quando voglio fuggire, la mia certezza che dura una vita intera. Custodisco il tuo affetto come un tesoro, che il tempo non potrà mai consumare. Nonno, per me tu vali più dell’oro:
grazie per tutto quello che sai donare.”