Elisa Politti

 

La storia di come l’Essere Umano evolva, di come cambi gusti e mode, di come pieghi la Natura ai suoi desideri, si vede anche nel modo in cui consuma il cibo e se c’è un alimento al Mondo che lo può ben testimoniare, questo è l’anguria o cocomero.

Il nome “anguria” viene dal greco “angurion” che significa piccolo cetriolo o cetriolo selvatico: passando dal bizantino, questo termine si è diffuso nell’Italia Settentrionale, mentre il termine “cocomero”, più usato nel resto della Penisola, deriva dal latino “cucumis”, che indica sempre il cetriolo; il suo nome botanico è “citrullo lanatus” e sappiamo che il poco simpatico appellativo di “citrullo” in toscano significa ancora… cetriolo! “Popone” lo chiamano sempre in Toscana, per altri è il “melone d’acqua” (in inglese “water melon”) per distinguerlo dal melone di pane.

Originaria dell’Africa tropicale, l’anguria era coltivata già 5.000 anni fa e, nel deserto del Kalahari, crescono ancora le sue più antiche antenate non addomesticate. Pitture rupestri nel Sudan ne testimoniano l’antico consumo; geroglifici e resti nelle tombe dei faraoni ci parlano di un alimento ideale da portarsi nell’Aldilà.

È davvero incredibile pensare che il cocomero selvatico non fosse più grande di una mela, ricchissimo di semi e coltivato proprio per questi! E pensare che ai nostri tempi invece (soprattutto qualche anno fa, quando le famiglie erano numerose, e si prendeva l’anguria per tutti d’estate) si faceva a gara a chi comprava l’anguria più grande, come si faceva a gara anche a chi sputava i semi più lontano; chi ha una certa età si ricorda delle serate estive passate nel borgo a giocare a nascondino o a fare una “partita di cjacole” per i più grandi sotto il fresco degli alberi!

Chi l’avrebbe mai detto che oggi si cercano quelle piccole possibilmente SENZA SEMI?

I tempi cambiano, e i gusti pure, ma il “nostro” cocomero è il frutto del lavoro Umano, di una lunga selezione cominciata dagli egizi, i quali, tenendo il frutto come una riserva d’acqua che durava per mesi senza marcire, ne mangiavano i semi tostati perché ricchi di grassi e proteine. La scorza dura, difficile da spaccare, conservava nel deserto una polpa giallognola verdina dal sapore insipido o amaro a causa delle curcubitacine prodotte dalla pianta per difendersi dai parassiti.

Arrivata in Europa grazie agli arabi, nel XII secolo, veniva rappresentata da Giovanni Standi nel XVII secolo in una natura morta conservata nei Musei vaticani, con una polpa che non era ancora quella che conosciamo oggi; bianca e rossa, ricca di cavità e voragini con filamenti grossi e spessi, ospitante semi molto grandi, densi e legnosi. Da quel tempo in poi botanici ed agronomi si sono dati un gran daffare per selezionare le varietà più zuccherine, con buccia fine (per evitare gli scarti) e con polpe che vanno dal giallo all’arancio, oltre che al noto colore rosso. Se in Italia è coltivata soprattutto in Puglia, Lazio e nella pianura emiliano lombarda, il maggior produttore mondiale che batte Marocco e USA è la Cina, dove si coltiva sicuramente almeno dal X secolo d.C.

CURIOSITÀ:

– nell’isola di Hokkaido un agricoltore ha coltivato angurie piramidali: ne ha ottenute sedici vendute a 52.000 yen (400€)

– nella Russia meridionale si ottiene con il cocomero una birra, facendo fermentare il suo succo bollito; il signor Kuban Igor Lihoshenko ha prodotto un’anguria di 60,4 chilogrammi del valore stimato di 5000 rubli (1.100€), ma il primato mondiale va al Tennessee, che nel 2010 ha prodotto un frutto di 132 chili, ben lontano dalla mela del Kalahari!

– dal 2006 a Praga si tiene ogni anno il “Melounovy Festival” che richiama tutti gli appassionati del “Watermelon carving”, l’arte di intagliare il cocomero.

 

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI:

Varietà ovali, tonde, grandi e piccole ideali per le moderne famiglie poco numerose, con buccia uniformemente verde o striata, costellata di stelline come la varietà “stella luna” o addirittura nera; con i semi oppure senza, ciascuno scelga la sua, purché ne mangi in quantità moderate.

Non è un frutto adatto ai diabetici, perché, pur avendo più del 98% di acqua, contiene molti zuccheri e può generare un picco glicemico; per lo stesso motivo donne in gravidanza con diabete gestazionale e chi soffre d’insulino-resistenza, non ne deve abusare.

Il cocomero va mangiato da solo, oppure il gran quantitativo di acqua presente potrebbe generare difficoltà digestive.

Gli allergici all’acido acetilsalicilico dovrebbero evitarla, perché contiene salicilati naturali e così vale per gli allergici alle graminacee, perché da razione crociata: potrebbe provocare una reazione allergica. Buone notizie invece per gli uomini! Poiché è un alimento ricco di citrullina, che è trasformata in arginina che non solo aiuta il sistema cardio-vascolare, regolando la pressione sanguigna ed abbassando lo stress ossidativo, ma migliora anche l’elasticità dei vasi sanguigni ed è di aiuto per la disfunzione erettile (ma va lo stesso consumata in quantità moderate).

Una fetta di anguria di circa 400 grammi è costituita per l’89% di carboidrati, per il 10% di proteine (che è tanto per essere un frutto) e dell’1 % di lipidi; dona dalle 16 alle 30 chilocalorie per 100 grammi di prodotto; contiene vitamina A, C, B e B6, sodio, ma molto poco; fosforo, calcio, betacarotene e licopene, soprattutto per le varietà a polpa rossa; è l’ideale come spuntino ma incompleta per sostituire un intero pasto; quindi non si creda di mangiare anguria per dimagrire!