Enrico Conselvan
In una regione ricca di cultura enologica come il Friuli Venezia Giulia, un’altra bevanda alcolica trova un legame ed un intreccio storico con questa sorprendente terra: la Birra.
La produzione birraia si manifestò significativamente dalla seconda metà dell’800 come conseguenza del dominio austro-ungarico, evolvendosi a livello industriale nel secolo scorso, sino ad arrivare agli oltre quaranta birrifici artigianali attuali. La narrazione storica della birra, in questa regione, non può non iniziare da Udine dove, nel 1859, in piena epoca risorgimentale, nasce “La Fabbrica di Birra e Ghiaccio” di Luigi Moretti con uno stabilimento situato in città tra gli attuali Piazzale XXVI Luglio e Via Luigi Moretti. La produzione aumentò negli anni sino ai 31.000 ettolitri del 1921. Un ulteriore slancio commerciale arrivò dalla campagna pubblicitaria del famoso “Baffone” del 1952 e nel 1984 iniziò il trasferimento dall’ormai obsoleto impianto di Udine a quello di San Giorgio di Nogaro. Le dinamiche di mercato portarono, poi, il marchio Moretti ad essere ceduto prima, nel 1989, ad una multinazionale canadese, poi, nel 1996 ad altra multinazionale birraia olandese. A Resiutta, a nord di Udine, nel 1875 il cavaliere Francesco Dormisch decise di fondare la propria birreria. Si utilizzava l’acqua del torrente Resia e si conservava il prodotto in una grotta artificiale, fatta scavare dallo stesso cavaliere, per mantenere la temperatura costante. A dieci anni dalla sua nascita l’attività venne spostata a Udine in piazzale Cavedalis. Nel 1953 il marchio passò di proprietà e nel 1989 cessò la produzione con la chiusura dello stabilimento udinese.
La costituzione della “Prima società per la fabbrica di birra in Trieste” è datata 10 luglio 1865. L’atto costitutivo è frutto di un accordo tra il praghese Carlo Voelckner e Pasquale Revoltella e la fabbrica fu inaugurata nel 1866 nell’attuale via Giulia. La birra prodotta non ebbe inizialmente il successo prospettato e dopo pochi anni la proprietà passò al viennese Anton Dreher. Nel 1870 riaprì con il nuovo marchio Dreher e nel 1913 si unirono altri soci, divenendo Vereinigte Brauerein (Birrerie Riunite). Nel 1928 i fratelli Luciani (birra Pedavena) acquistarono la fabbrica sino alla fuoriuscita dal gruppo nel 1974 e la cessazione definitiva della produzione nel 1976. Le vicende birraie di Pordenone sono legate alla Birra Fratelli Momi e alla Birra Pordenone, nate a fine ‘800 e chiuse nel 1929 a causa di problemi economici. Oltre a queste realtà più grandi e famose, troviamo, nei documenti delle Camere di commercio, diversi dati relativi a fabbriche di birra aperte e chiuse nelle province regionali, a cavallo tra il 1800 e il 1900, a dimostrazione della vivacità imprenditoriale influenzata dal contesto mitteleuropeo.
Alcuni esempi a Gorizia sono la birreria Giovanni Kauac e Giovanni Musina, sorte nel 1885 e chiuse nel 1890, a Grado la Brauerei Francesco Giorda (1888-95) e a Gradisca d’Isonzo Brauerei Francois Mreule (1868-1875). La scena brassicola regionale, dalla fine degli anni novanta del ‘ 900 in poi, è dominata dai birrifici artigianali (microbirrifici e brew pub) che, sulla scia dei pionieri tra cui Mastro Birraio (1994), St. Johannes Brau (1996), Birrificio Cittavecchia (1999), iniziarono ad interpretare la birra con creatività e con qualità (materie prime d’eccezione autoctone e non) staccandosi dalla standardizzazione dei gusti proposta dalla grande industria.
Appassionati homebrewer decisero di aprire i propri birrifici e di proporre la propria idea di birra con coraggio e dedizione trovando dimora e supporto in tutti i luoghi della regione: dalla
montagna al mare passando per i Colli Orientali. In Carnia, a Sutrio, Luca Dalla Torre, mastro birraio trevigiano, e Arianna Matiz, sua moglie di origini carniche, hanno creato il birrificio artigianale familiare Bondai. In un viaggio in Australia, nel 2006, il primo incontro con la birra artigianale, seguito dalle sperimentazioni domestiche di Luca e, infine, dall’apertura nel 2020 dell’impianto di produzione in un ex mobilificio del paese. Il nome è un gioco lessicale tra l’intercalare friulano e il nome della famosa spiaggia australiana. Le birre proposte, degustabili nella tap room annessa al piccolo stabilimento all’ingresso della città, spaziano dalle alte alle basse fermentazioni (IPA, APA, Pils) mantenendosi beverine ed equilibrate sotto una guida attenta, competente e ispirata alla tradizione germanica. L’identità Bondai, nei 620 ettolitri annuali tra fusti e lattine, è percepibile in ogni stile prodotto evitando improvvisazioni o superflui stravolgimenti. Tra le prossime novità: aggiornamenti sui processi produttivi e un’ulteriore presenza, in regione, in eventi e collaborazioni.
Nei Colli Orientali del Friuli, a Corno di Rosazzo, Giulio Cristancig conduce, dalla sua apertura, il Birrificio Campestre. Partito con il solito kit casalingo e con studi di veterinaria alle spalle, riesce a far pratica come stagista presso il birrificio Cittavecchia di Trieste. Nel 2015 la svolta, con la nascita del proprio birrificio artigianale con tap room e spazio estivo. “Campestre” a ricordare il legame indissolubile con la terra e i suoi frutti che siano uva od orzo. La prevalenza di birre di stile inglese, memoria delle costanti frequentazioni anglosassoni, rendono la batteria in mescita decisa, ma mai invadente con golden ale fresche e ipa fruttate e amaricanti. Tre gli obiettivi di breve, medio e lungo termine: aumentare il mercato fuori regione, aprire un locale con il proprio marchio e diventare birrificio agricolo (almeno il 51% di materie prime di produzione propria). Intanto, trovate i suoi prodotti alla nuova Birreria All’Aratro, nel complesso del Museo della Civiltà Contadina ad Aiello del Friuli!
Nel 2015 a Marano Lagunare venne fondato il Birrificio 620 Passi (misura del perimetro delle antiche mura cittadine) che nel 2018 si trasferirà, con un nuovo e moderno stabilimento, a Gorgo di Latisana. Le novità societarie hanno portato, nel 2020 e nel 2021, ad una campagna di crowdfunding rendendo questo birrificio artigianale, con un totale di oltre 400 soci, il primo birrificio condiviso in Italia. Il mastro birraio Federico Sabolotto confeziona le sue birre ascoltando sapientemente il gusto dei clienti: bassa gradazione alcolica e di facile beva, senza inutili artifici, con risultati semplici, diretti ma mai banali. Gli ettolitri prodotti sono 3.000 puntando ad un aumento delle vendite nella grande distribuzione, ad un progetto di birra, in collaborazione con Coldiretti, da malto e luppolo 100% italiani e all’apertura di una tap room. Quindi ovunque siate: Buona Birra, possibilmente artigianale.

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