Liliana Savioli
Degustare con dei professionisti è sempre un gran piacere e per me fonte di apprendimento. Se poi questi professionisti sono anche amici, allora il divertimento è doppio. Sono stata invitata a far parte della giuria dei tecnici al concorso all’interno di Soave Seven, iniziativa ormai storica della Strada del Vino Soave, che confronta l’annata in corso (2024) con quelle di almeno sette anni precedenti. Nella magnifica Val d’Illasi (in Valpolicella alle porte di Verona), nel simpaticissimo Sporting Hotel San Felice, si è svolta questa singolar tenzone. Degustare dei Soave di almeno 7 anni e scegliere quello che emozionava maggiormente.
Vino bianco maturo? Sì, certamente. Anche se non nato per durare così a lungo, quello fatto bene riesce a donare delle note gustative decisamente piacevoli e suggestive. Molti dei campioni degustati e presenti nei banchi d’assaggio a Castelvecchio (dove si è svolta la manifestazione aperta al pubblico), infatti, non sono più disponibili in commercio. «Soave Seven nasce per svelare le diverse anime del Soave: la particolarità, la longevità e il legame con il territorio – ha sottolineato Stefano Alberti, presidente della Strada del Vino Soave –. È un viaggio unico dentro vini che hanno saputo attraversare il tempo e che raccontano l’identità della denominazione». Ritornando alla competizione, dicevo degustare con i tecnici è sempre una fonte di esperienza; se poi hai come dirimpettaia Sissi Baratella allora si raggiunge il top. Sissi è un’enologa, divulgatrice, giornalista e anche mia amica. Assieme abbiamo convenuto che i campioni degustati si dividevano nettamente su due stili molto diversi tra loro, ma entrambi efficaci. Ci dice Sissi “La Garganega (vitigno per la produzione del Soave) è una varietà neutra, non ha una aromaticità spiccata verietale, bisogna preservare l’aromaticità fermentativa con alcune espressioni in iper riduzione, aiutate anche dal tappo a vite. Di contro, abbiamo un’espressione più potente aromatica immediata, aiutata anche dal tappo in sughero, che permette una evoluzione più veloce”. Infatti, dai miei appunti, avevamo da una parte dei Soave ancora freschi e croccanti con sentori di fiori e frutta matura, mentolati, spezie fini come vaniglia e cannella e spiccata mineralità, con palati ancora scattanti. Dall’altra l’evoluzione in idrocarburi, sulfureo, miele di castagno, cedro candito e in bocca una morbidezza avvolgente e setosa e una beva pazzesca. Ma non solo, anzi principalmente, sono da tenere in considerazione le tecniche e le chiusure per individuare la diversità dei tanti Soave maturi degustati.
Un fattore determinante è relativo ai terreni in cui son piantate queste vigne. Dice l’agronomo Ermanno Murari “L’ambiente il cui la Garganega vive è estremamente diversificato nella natura dei terreni e nella loro espressione aromatica. La carta dei suoli del Soave, infatti, ci indica suoli di origine “marina” e suoli di origine “vulcanica”, praticamente addossati gli uni agli altri. Ogni suolo ha quindi la sua origine ed è in grado di esprimere aromi diversi in funzione dei suoi componenti chimici che lo comprendono. Le terre “marine” hanno una grande ricchezza di Calcio ed è spesso equilibrato. I terreni di origine vulcanica sono più ricchi di ferro, la loro sostanza organica è molto “attiva”. Sembra incredibile come un territorio così ristretto e delimitato possa esprimere valori analitici così diversi. La chimica dei suoli influenza la nutrizione della pianta e quindi lo scambio di elementi primari e la sua metabolizzazione in composti aromatici”. Che dire se non che è stata una degustazione altamente tecnica che ha dato un risultato sorprendente. A unanimità è stato assegnato il “Premio della stampa Longevità del Soave” annata 2018, al «Vigna Monte Ceriani» 2018 di Tenuta Sant’Antonio. Nei miei appunti ho segnato: Vulcanico, riduzione che sparisce con il tempo, idrocarburi, un nota di bergamotto. È ancora scattante, croccante, ha una gran beva, circolare, finisce lungo e teso con del miele di castagno. Che dire se non che val la pena di acquistare delle bottiglie di Soave, berne qualcuna e qualcun altra dimenticarsela in cantina e berla dopo il settimo anno dalla vendemmia. Provare per credere.

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