L’Anima delle vecchie Osterie
Di Carlo Del Torre

La storia della osterie in Friuli, come nelle regioni vicine, non è certo recente: tralasciando le fonti antiche, anche di epoca aquileiese, già dagli statuti udinesi e pordenonesi del XIII secolo, oppure gemonesi del XIV secolo, emergono tanti riferimenti alle tabernea, hospitia publica, hostaria, finalizzati soprattutto a tutelare il consumatore. Non si pensi infatti, che il codice del consumo, ossia il d.lgs 06.09.2005 n. 206, frutto del recepimento di una direttiva europea, costituisca una conquista recente. Già in epoca medievale infatti, (ed anche prima), ci si preoccupava che il vino non fosse tagliato o non fosse venduto senza la iusta metreta o fosse servito nei vasa bullata. Peraltro questi locali dovevano essere assai frequentati, se vi era l’esigenza di limitarne addirittura la frequentazione per ragioni di ordine pubblico: nel 1362 il consiglio Udinese ordinava che “nessuno tenga aperta l’osteria dopo il suono dell’Ave Maria della campana del Castello!”. Per secoli l’osteria ha continuato ad essere fedele alla propria vocazione di luogo di primo ristoro e nel contempo di aggregazione, ben lontano dalla asettica atmosfera degli attuali autogrill autostradali, assimilabili alle vecchie stazioni di posta; solo in certi paesi della montagna, resiste ancora l’osteria multifunzione, che funge da mescita di vini e bevande, da rivendita di giornali, da negozietto di alimentari e di tabacchi, spesso collocata in luogo strategico del paese, vicino alla chiesa o lungo la strada...

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